Importazioni di carne nel fuoco incrociato

17.02.2021

Sebbene la pandemia del coronavirus continui a tenere il mondo sotto controllo, risulta sempre più evidente che il cibo sta nuovamente finendo sotto i riflettori dei media e della politica.

I Verdi, ad esempio, hanno appena annunciato una proposta
in Parlamento, volta a vietare la pubblicità della carne proveniente da oltre mare. Allo stesso modo, Greenpeace ha recentemente pubblicato uno studio nel quale si accusa Carne Svizzera di frode sulle etichette in quanto «soltanto» metà del contenuto di concentrato di mangimi sarebbe di provenienza indigena. Anche se ciò attirerà maggiore attenzione da parte dell’opinione pubblica, entrambe le azioni non devono rimanere senza risposta. Ciò è dovuto principalmente al fatto che esse si basano su un ragionamento errato: la Svizzera semplicemente non dispone di superfici e di risorse sufficienti per rifornire al 100 per cento una popolazione in costante crescita. Di conseguenza, il nostro Paese dipen­derà sempre dalle importazioni, che ci piaccia o no! Inoltre, il divieto di pubblicizzare la carne proveniente da oltre oceano costituirebbe un’ingerenza, contraria al principio della libertà di scelta, già sancita peraltro dalla legge tramite la dichiarazione d’origine. Va inoltre affermato inequivocabilmente che la percentuale indigena nei mangimi per animali, tenendo conto del mangime grezzo prodotto nel nostro Paese, è dell’ 86 per cento, non del 50 per cento, come sembrerebbe invece essere in vigore per i soli mangimi concentrati. Inoltre, è noto che la Carne Svizzera si distingue non solo per l’origine dei mangimi, ma anche per altri aspetti, come la legislazione più severa al mondo in materia di protezione degli animali, la produzione regionale, ma anche per gli elevati standard di sostenibilità. Proprio in virtù di quest’ultima, sarebbe auspicabile che fosse nuovamente possibile la tanto attesa somministrazione di proteine animali con zuppe a base di scarti alimentari; è interessante notare che, a questo proposito, gli ambienti sopra menzionati sono stranamente silenziosi. Purtroppo, anche vari ambienti contadini avanzano delle richieste azzardate, basate su standard di produzione possibilmente uniformi per la carne d’importazione, ma difficil­mente realizzabili nel commercio globale; in questo modo fanno inconsapevolmente e involontaria­mente il gioco dei detrattori della carne. Si tratta di un atteggiamento che può trasformarsi rapidamente in un boomerang!

Ivo Bischofberger, presidente
Ruedi Hadorn, direttore

 
 
 
 
 

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